
Non demorde dalla sua battaglia legale contro la Rai l’ex direttore del Tg1, Augusto Minzolini. L’obiettivo del giornalista è il ritorno alla poltrona di direttore e il mezzo principale è lo stesso usato in passato dal suo nuovo ispiratore Michele Santoro: il ricorso al Giudice del Lavoro.
Appena pochi giorni fa la Rai ridimensionava la possibilità del reintegro di Minzolini attraverso l’applicazione di una recente sentenza della Cassazione che ribalterebbe la ratio alla base della rimozione (l‘articolo 3 della legge 97/2001). Ma l’ex editorialista della Stampa non si arrende e intervistato a La Zanzara su Radio 24 spiega il suo modus operandi:
Sono diventato un azzeccagarbugli, contro la mia natura. Mi hanno proposto di andare a New York, ma per ora non accetto nulla e vado avanti con il ricorso. Devi fare per forza così per difenderti, uso gli stessi metodi dell’azienda. Ora capisco Santoro con i suoi ricorsi e i tribunali. Ha fatto bene. Se me lo avessero chiesto se ne poteva anche parlare, ma hanno applicato per la prima volta una norma che è inapplicabile solo per farmi fuori. Allora mi incazzo e divento un azzeccagarbugli. Già sto pagando una pena perché sono stato rinviato a giudizio, come il 97 per cento delle persone che passano dal tribunale di Roma, ma sono stato costretto ad andare via. Per questo la butto su questo piano.
Un’inaspettata comunanza con l’attuale conduttore di Servizio Pubblico (aspramente criticato dai suoi detrattori per la presunta messa in onda ‘coatta’ attraverso la sentenza di un giudice, ndr) che si aggiunge alle giustificazioni di Minzolini a proposito del rinvio a giudizio per peculato d’uso e i conseguenti provvedimenti della Rai. In particolare l’ex direttorissimo si sofferma sull’uso della carta di credito aziendale, alla base dei suoi attuali guai:
Gli altri direttori prima di me non ce l’avevano, io l’ho chiesta come benefit compensativo perché ce l’avevo anche alla Stampa. Guadagnavo come direttore 540mila euro all’anno, non molto di più rispetto alla Stampa ma con maggiori responsabilità. Erano spese di rappresentanza.
Irrinunciabile, naturalmente, la difesa del suo Tg1, liquidato da Aldo Grasso come il notiziario di RaiUno più brutto della storia. Non solo per Minzolini incarnava il classico Tg generalista, ma era più equilibrato del lodatissimo Tg La7 di Enrico Mentana:
Se io avessi fatto un tg come quello, con il 42 per cento di politica, sarei sceso al 13-14 per cento di share. Mentre un tg generalista come il Tg1 ha sofferto di un allargamento della scelta e del mercato.
Asserzioni rispettabili ma opinabili da parte dell’ex direttore del Tg1, lanciatissimo in una battaglia legale dai risvolti imprevedibili.
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