
Quello che esalta i creativi spesso indigna qualcun altro. Questa sembra la legge non scritta della pubblicità, valida per il recente spot degli auricolari bluetooth Nodis, andato in onda la scorsa settimana su Italia 1. Il concept alla base dello spot incriminato è molto semplice: un uomo seminudo e immobilizzato a letto invoca l’aiuto del padre, mentre una donna non proprio leggiadra si avvicina gattonando minacciosamente per carpirlo tra le sue braccia e non solo. Sembrerebbe solo uno spot sexy come quello di Renault Miss Sixty, eccetto un dettaglio: il protagonista dello spot somiglia nelle fattezze e nella posizione da crocefisso a Gesù Cristo e la richiesta d’aiuto al padre costituisce più che un richiamo al Vangelo. E così lo spot di soli dieci secondi, diretto da Domenico Emanuele de Feudis, si è beccato più che una tiratina d’orecchie da parte dell’Associazione Italiana Ascoltatori Radio e Televisione e dal quotidiano cattolico Avvenire. L’accusa rivolta ai pubblicitari e anche all’emittente che ha mandato in onda lo spot è quella di aver ferito la sensibilità dei credenti, mostrando la figura di Cristo in ambiti disdicevoli e volgari.
Ecco come ha tuonato l’Avvenire contro la pubblicità di Nodis:
Si tratta di un filmato brevissimo e squallido, brutalmente insultante per chi crede in Gesù Cristo – e in modo persino più feroce e ingiusto in questo tempo che ci prepara alla Pasqua di Risurrezione – ma capace di ferire il senso del sacro, o anche solo l’intelligenza, di chiunque. Mi chiedo come i dirigenti di Italia Uno e di Mediaset non si siano resi conto di che cosa veniva proposto loro e come abbiano potuto accettare un simile spot e mandarlo in onda come se nulla fosse. È un’offesa gratuita (anche se qualcuno ci incassa su) ai cristiani, e un’autentica vergogna per chi l’ha concepita e prodotta. Per quanto mi riguarda, e per ciò che vale, i prodotti elettronici di quella marca sono depennati dalla lista dei miei possibili acquisti e un certo tasto del telecomando resterà inutilizzato finché non mi passa…È questa la forma di resistenza civile al dilagare del peggio (soprattutto mediatico e pubblicitario) che ho adottato ormai da vari anni. Dicono che non sia risolutiva, ma più siamo a sceglierla e meglio è.
L’agenzia Wake Up, ideatrice del concept dello spot, sottovalutando le critiche che sarebbero piovute addosso al suo lavoro, voleva focalizzarsi sulle possibilità d’uso degli auricolari bluetooth, indispensabili per comunicare durante altre attività. Ma evidentemente, molti cattolici hanno tralasciato quest’aspetto, concentrandosi sulla provocatoria forma utilizzata. E al coro di critiche si è aggiunta anche l’Aiart, particolarmente dura verso Mediaset:
Ci chiediamo anche perchè i dirigenti di Italia1 non abbiano battuto ciglio, perchè i sentimenti religiosi, che sono alla base della nostra cultura e che non dovrebbero essere professati solo a parole, vengano sistematicamente violati. Il nostro è anche un appello ai massimi dirigenti Mediaset, nessuno escluso.
Bolla di sapone pronta a scoppiare nel nulla o ennesima bufera sulle reti Mediaset dopo le polemiche per il reality con i docenti precari? Di certo, l’avvicinarsi delle festività pasquali non promette nulla di buono.
Ecco lo spot ‘incriminato’:
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